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Record e recordman

Record e primato sono parole che si rincorrono nel mondo dello sport. Molti atleti che gareggiano per vincere, si ritrovano poi a ricoprire le vesti di recordman, superando i primati dei migliori sportivi precedenti.

Record di campionati, record olimpici, record mondiali… Ogni disciplina sportiva ha il suo atleta di spicco, storico o contemporaneo, battuto o imbattuto.

Ma quando vengono sorpassati primati rimasti intatti per decenni, ebbene, si entra a pieno titolo nella storia dello sport.

E c’è qualche circostanza che vale la pena ricordare…


Pietro Mennea è stato un campione olimpico italiano dei 200 metri piani: il suo record di 19”72 raggiunto a Mosca nel 1980, è rimasto inviolato per ben 16 anni.

Lo scalzò il velocista Michael Jhonson nel 1996 ad Atlanta, con una velocità media di 37 km/h, abbassando il tempo di prestazione a 19”66.

13 anni dopo, compare sulla scena un atleta definito da Mennea e da Jhonson, con sana sportività, come il più grande velocista di tutti i tempi: Usain Bolt, giamaicano, soprannominato anche Lightning Bolt (fulmine) che è ad oggi il detentore del record mondiale con i suoi 19”19.


Nel 1936 Jesse Owens, un atleta afroamericano, ha vinto 4 medaglie d’oro alle Olimpiadi di Berlino nelle discipline sportive di 100 metri, 200 metri, staffetta 4x1000 e salto in lungo. A proposito del salto in lungo, faremo un appunto storico: ci troviamo nel periodo tra le due guerre mondiali e ad assistere al salto di Owens c’era anche Adolf Hitler. Owens sfidò e vinse il salto contro il suo amico, tedesco, Luz Long.

Il record di 4 medaglie d’oro aggiudicate in una stessa Olimpiade nell’ambito dell’atletica leggera venne eguagliato soltanto 48 anni dopo, alle Olimpiadi di Los Angeles, dal connazionale Carl Lewis che vinse i 4 ori nelle stesse discipline.





Sebastian Coe, nel 1981 nella disciplina degli 800 metri piani ha raggiunto un record rimasto inviolato per 16 anni: il suo tempo segnò 1’41”73.

Nel 1997 Wilson Kipketer, keniota danese, prima eguagliò e poi infranse il record del suo predecessore, ottimizzando il tempo a 1’41”11. Non per nulla è considerato uno dei più forti atleti del decennio 1990-2000!


Sara Simeoni è stata un’altista italiana, ma soprattutto è stata la prima donna al mondo a saltare sopra i 2 metri nella disciplina del salto in alto: nel 1978 salta 2.01m ed è un primato che non le toglierà mai nessuna.

Nell’anno di questo enorme successo però, è nata Antonietta Di Martino che nel 2007, ben 29 anni dopo, raggiunge la migliore altezza saltata da un’italiana: 2.03 metri.


Bob Beamon è un ex lunghista olimpico statunitense che nel 1968 è stato protagonista di un momento descritto dai giornali come ‘uno dei momenti sportivi più grandi del ventesimo secolo’. Dopo il suo salto il lungo, il giudice preposto alle misurazioni fece slittare l’apparecchio ottico sulla sbarra di scorrimento, fino ad accorgersi che era troppo corto! In emergenza si utilizzò un decametro a nastro, che segnò un glorioso 8.90m. 29 piedi e 2 pollici.

Bob Beamon baciò il terreno.

Il suo record resta imbattuto per 23 anni: anche lui stesso non riuscirà più a saltare come quel giorno. Saranno Carl Lewis e Mike Powell che nel 1991, ai Campionati del mondo di Tokyo, saltarono rispettivamente 8.91m e 8.95m.


La lista potrebbe proseguire; i record che hanno fatto la storia dello sport sono innumerevoli, dai primati insuperabili e insuperati, a quelli battuti dopo molti anni o dopo breve tempo, ma che comunque si ricordano perché hanno avuto un’eco importante o perché noi stessi abbiamo tifato per un atleta e poi gioito insieme a lui.

Lo sport è fatto di gare, campionati, nazionali, Olimpiadi alle quali si partecipa con onore. Lo sport è fatto di fatica e allenamento, di sfide con se stessi e con gli altri, di vittorie e di sconfitte, di obiettivi raggiunti o non raggiunti.

Ma quando si vince alzando l’asticella del record, battendo il massimo raggiunto dal professionista precedente… chi può spiegare l’ardore di colui che si vede protagonista di una pagina scritta nel libro della propria disciplina sportiva?


Eppure, le emozioni legate al mondo dei primati, dei recordman o di chi semplicemente ama praticare e seguire cosa accade nel mondo dello sport, non saranno infinite, perché i record stessi non possono non avere un limite. Per dirla con le parole di Alberto Minetti, professore di Fisiologia all’Università di Milano, ‘le performance sportive non miglioreranno all’infinito e alcuni record potranno essere battuti, ma sempre meno’.

Un uomo non potrà mai saltare 20 metri, né in lunghezza né in altezza, perché esiste una soglia che non può essere oltrepassata dai limiti fisici di ogni uomo. Certo, con gli anni, forse con i decenni, nascerà uno sportivo che batterà un record finora rimasto intatto, ma è più probabile che ora siamo già vicini, vicinissimi, al massimo che uno sportivo può chiedere al suo corpo e alla sua mente.

Si è prima di tutto esseri umani.

Ciò che invece può regalare la speranza per nuovi recordman di affacciarsi al mondo dello sport è il fatto che ad oggi abbiamo ancora dei freni per quanto riguarda le misurazioni; potremmo azzardare che in futuro invece, nuove tecnologie potranno permetterci di sezionare ulteriormente il tempo e i millesimi, la lunghezza e i millimetri. Nuove misurazioni, nuovi record.

Della stessa opinione è anche Enrico Di Prampero, biomedico e docente di Fisiologia umana dell’Università degli Studi di Udine: i professionisti sportivi sono ormai molto vicini al limite fisiologico dell’uomo. Viene da sé il concetto secondo cui il margine di miglioramento è minimo (diversamente dallo sport femminile, il quale essendo progredito più tardi ad un livello professionale, spesso emergono ancora atlete che migliorano le prestazioni precedenti).

Anche il francese Jean-Francois Touissaint avalla le tesi precedenti e getta lo sguardo ai prossimi decenni: secondo il suo studio, pubblicato sul Sunday Times, tra una manciata di decenni molti sport come l’atletica leggera, il nuoto, pesi e simili, perderanno di significato e susciteranno meno seguito, poiché non sarà più umanamente possibile correre più rapidamente di così, saltare più in alto di così, nuotare più veloce di così.

Si continuerà a gareggiare per la vittoria, sì, ma non per i record. E ciò toglierà indubbiamente alla competizione un pathos unico.

È ciò che dice la scienza che studia le prestazioni dei recordman per capire quali sono i limiti fisiologici umani: se fino ad oggi è sempre sbucato un atleta in grado di superare il suo predecessore, questo si verificherà sempre meno, probabilmente i tempi tra un record e l’altro si allungheranno sempre di più, ci abitueremo a rimanere nel limbo dell’attesa di nuovi recordman fintanto che il margine di miglioramento inesorabilmente si assottiglia.

E ci ritroveremo ad applaudire atleti che hanno raggiunto un nuovo record grazie ad una serie di fortunati, minimi ed imprevedibili motivi, come le buone condizioni fisiche e psicologiche dell’atleta in quel momento e le condizioni meteorologiche favorevoli.

Mentre esultiamo per i futuri record, godiamoci il momento storico, perché secondo gli studiosi stiamo giungendo al massimo delle nostre capacità fisiche. In sostanza, non possiamo pretendere molto di più dai nostri umani atleti.

Sarà dunque davvero azzeccato il detto secondo cui l’importante è partecipare!

Ma chi ama lo sport continuerà a gareggiare, a provarci, e già questo regalerà le emozioni di cui il mondo dello sport ha bisogno.




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