Mattia Miraglio, a piedi nel mondo.

Aggiornato il: 31 lug 2019


Mattia Miraglio aveva un grande sogno, che solo i più tenaci avventurieri sarebbero riusciti a realizzare. Ha sempre amato viaggiare e non ha mai gradito le cose semplici, e da questa combinazione insita nel suo carattere, è sbocciata la voglia di compiere un grande viaggio, in giro per il mondo… a piedi.

Ricorda il momento in cui ha maturato la decisione di partire: era il 13 settembre del 2013, e nel balcone di casa sua ha scelto di dare contorno e concretezza a ciò che più che un desiderio, era una necessità, un bisogno di apprezzare la vita in modo autentico ed intenso, contando solo sulle proprie forze, sul proprio corpo, sulla propria mente, fidandosi del proprio istinto.

L’idea è quella di calpestare il suolo di tutti i continenti riducendo al minimo gli spostamenti con i mezzi artificiali, prevedendo di servirsi solo delle navi per attraversare i mari e gli oceani.

Stima di percorrere 50.000 km in pochi anni.


E così il 19 aprile 2014, parte da Savigliano, in Piemonte, dopo 7 mesi di preparazione fisica. Si è allenato con la corsa, facendo lunghe camminate, macinando giornalmente moltissimi chilometri. Ha iniziato la sua grande impresa dirigendosi verso Nord, spingendo un passeggino da jogging Chariot Cx1 dal peso di 40 kg. Cosa contiene il bagaglio di un viaggiatore come lui? L’essenziale: cibo, una tenda 4 stagioni, un sacco a pelo, pentole leggere, pochi indumenti, kit di sopravvivenza e di pronto soccorso, e attrezzature tecnologiche come smartphone e GPS. Nulla di più. Un viaggiatore, viaggia leggero.

Come lui desiderava, i suoi piedi toccano la terra di tantissimi Paesi, i suoi occhi vedono città e paesaggi meravigliosi, il suo vissuto si arricchisce della cultura di altri popoli, la sua anima si nutre di incontri ed esperienze.

Sono regali che il mondo dona a chi sa osare.

Ha voluto muoversi a piedi, pur prevedendo fatiche e difficoltà, perché spinto da una motivazione solida: contrastare la velocità con la quale si corre oggi, per assaporare la lentezza degli spostamenti, per godersi l’impegno del tragitto e non soltanto la gioia dei traguardi, per poter accorgersi dei dettagli che altrimenti sfuggirebbero.

Si tratta di un’avventura che dura anni, grande come il mondo, una sfida che contiene altre sfide. Pensiamo ad esempio al non scontato: le condizioni meteorologiche, la burocrazia, i requisiti fisici, la situazione economica e la situazione politica dei Paesi. Il problema della lingua invece, non l'ha considerato come tale, ci si può comprendere anche e semplicemente a gesti. 

Serve però preventivare imprevisti, senza sapere quanti né quali. Serve avere uno stato d’animo aperto ai colpi di scena. Serve sapersi adattare, ad ogni luogo e a qualsiasi situazione. Serve avere la capacità di improvvisare.

Ogni giorno è un’avventura, che può riservare soddisfazioni o difficoltà.

E di ostacoli superati possiamo raccontarne: disguidi ai confini, lo smarrimento (o furto) del passaporto nei pressi di Zagabria, in Indonesia gli è stato rubato lo smartphone. Condizioni climatiche sfavorevoli, dalle temperature torride e umide a situazioni atmosferiche pericolose. Imprevisti insomma, che ha affrontato con le sue forze.

Quando si trovava in Iran viene operato al ginocchio, che aveva iniziato a gonfiarsi e a fargli male. In quell’occasione, una famiglia iraniana l’ha ospitato per oltre un mese, vicenda che sottolinea l’accoglienza di quel popolo.

In Armenia è stato colto da un fortissimo vento e da un potente temporale, degni di nota, mentre campeggiava a 2400m. Ricorda la paura, ma anche la percezione di sentirsi più forte di prima, una volta terminata la minaccia.

L’Australia, con il suo deserto di Outback, la racconta come un’impresa nell’impresa: 3100 km percorsi in settimane e settimane di solitudine. Un’esperienza che tempra, che cambia, e che quando si conclude, lascia in memoria la felicità per avercela fatta, la consapevolezza e la soddisfazione di essere riusciti a vivere con il niente.

È lì che ha trascorso le notti più belle della sua vita, sotto il cielo stellato, immerso nel silenzio.

Mattia Miraglio, per sopravvivere nei luoghi critici, ha studiato. Sebbene il suo viaggio non sia stato completamente pianificato, lasciando che molte cose semplicemente accadessero, specifica che deve essere affrontato tutto ‘con la testa’, con la saggezza e con la giusta prudenza. Informandosi, leggendo, studiando, ha fronteggiato le complessità nel momento esatto in cui si palesavano. È bene anche saper attraversare con coscienza le zone pericolose, sapendosi comportare in presenza di risaputi rischi e pericoli.



Quando arriva in Nuova Zelanda, esattamente dall’altra parte del mondo rispetto al luogo da cui era partito, aveva camminato circa 12.000 km in 18 mesi.

Ed è qui che decide di tornare in Italia; gli serviva del tempo per organizzare il resto del viaggio, per recuperare denaro, per dedicarsi alla sua famiglia.

Aveva vissuto così tanto in termini di esperienza, che ha sentito la voglia di condividere ciò che lo aveva arricchito. È così che pubblica il libro, ed è così che le sue foto e i suoi video vengono divulgati sul web.

Iniziano ad esserci le prime collaborazioni con i brand e i primi ricavi da YouTube, e la sua passione si è trasformata in una possibilità di guadagno.

Nonostante ciò, in viaggio, è riuscito a spendere pochissimi euro al giorno, tra i 10 e i 20, contando sull’ospitalità delle persone, sulla sua tenda e sugli ostelli, i quali potevano anche garantire una notte gratuita e qualcosa da mangiare in cambio di lavori all’interno della struttura.

Ecco quindi che Mattia Miraglio riparte con il suo passeggino (nuovo, marca Thule, tecnico e resistente), continuando a destare la curiosità di chi incontra, e lo fa nel maggio del 2017, quando si dirige verso l’America.

L’Oregon lo colpisce particolarmente, anzi, lo definisce come uno degli stati più belli che ha attraversato.

Ma anche in questa parte di viaggio non mancano le decisioni importanti: il dolore al ginocchio compare in California, ma è a Los Angeles quando si convince di tornare in Italia per operarsi.

A quel punto, aveva percorso 18.000 km e bisognava proseguire con un valido compromesso. Il viaggio doveva essere completato, sempre contando sulla propria forza fisica, perciò nasce l’idea della bicicletta.

Nel maggio del 2018 torna a Los Angeles e procede da dove aveva interrotto, diventando un cicloviaggiatore: la sua bicicletta Hedera non l’ha deluso, ha un telaio leggero e resistente. Ha disposto il suo equipaggiamento nei portapacchi imparando a bilanciare correttamente il peso, ed è partito. I suoi muscoli, abituati a camminare, si sono dovuti aggiustare al nuovo stile di viaggio, ma il suo itinerario avanza con successo.

In questa parte di viaggio, ricorda la pericolosità delle strade del Messico, trafficate e cariche di smog.

Ha forato, ma solamente due volte in 2000 km; d’altra parte è un rischio difficile da schivare, soprattutto quando si transita in zone fuori strada, piene di spine e piante grasse.


Eppure, ogni fatica è stata smorzata dall’entusiasmo, dalla carica che assorbiva da questa grande avventura, da ciò che vedeva, da ciò che viveva. Imparare a conoscere il mondo, in solitudine, insegna a conoscere se stessi, e a volersi bene. Aiuta a guardare le cose da altre prospettive, a dare una dimensione diversa ai problemi, apre la mente. Dilata il tempo, accorcia lo spazio. Avvicina ai popoli, ai paesaggi meravigliosi, al proprio io. Cambia la vita. Lui stesso racconta che una volta a casa, ha faticato a riadattarsi alle solite comodità: l’appartamento era troppo ‘chiuso’, le finestre dovevano stare aperte anche di notte, talmente era abituato agli spazi aperti, e non riusciva più a dormire sul suo letto.

Un viaggiatore come lui, visita luoghi e incontra persone. E i rapporti che intreccia possono essere tanto brevi quanto intensi. Con una persona che si sa che non si rivedrà più, ci si può consentire di essere chi si è davvero.

Per questi e tutti gli altri motivi, si sente di consigliare a tutti un lungo viaggio, dove si vive con poco, a contatto con se stessi e con la natura, accogliendo a braccia aperte ciò che il destino offre lungo la strada.

È il mondo stesso che diventa una scuola di vita.


'Non si è mai veramente soli, la terra parla in continuazione, se uno è disposto ad ascoltarla'

PARTNER

INFO

Yowalk è un dispositivo medico CE. 
E' detraibile dalle spese mediche nella dichiarazione dei redditi. Identificativo di registrazione: BD/RDM 1763389

CONTACT & SOCIAL

e-mail: info@yowalk.it  |  tel.: +39 349 358 9306

  • Grey Facebook Icon
  • Grey Instagram Icona
  • Grey YouTube Icon

© 2019 by Yowalk Italia | Ruiz Onil - P.Iva 05134860286

0