DAVE KUNST: ‘HO LOGORATO 21 PAIA DI SCARPE’

Aggiornato il: 4 ott 2019

Oggi sappiamo che più di qualche avventuriero degno di questo nome, si è cimentato nella propria, unica esperienza di viaggio a piedi, nel mondo, spesso in solitaria.

Molti utilizzano il web per permettere di essere seguiti negli spostamenti, o per aggiornare il blog di viaggio, e su internet la loro evasione viene raccontata, divulgata, presa come ispirazione da altri avventurieri con la stessa passione.


Eppure, esiste un primo viaggiatore (il cui viaggio è stato verificato e certificato) che ha girato il mondo a piedi, lontano dall’era di internet e dell’iperconnessione in tempo reale, e stiamo parlando di Dave Kunst, classe 1939, del Minnesota.

La sua storia è affascinante, a tratti struggente, con un finale da film.

Il 20 giugno 1970 parte dalla sua città natale, nella contea del Waseca (Stati Uniti) insieme al fratello John e al loro asino Willi, che trasportava l’attrezzatura da campeggio necessaria.

Una volta giunti a New York, i fratelli lasciano Willi e sorvolano l’Oceano Atlantico fino al Portogallo, da dove continuano a piedi, accompagnati da un secondo mulo.

In Europa fanno due incontri speciali: a Monaco conoscono la principessa Grace e in Italia Thor Heyerdahl. Curioso inoltre ricordare l’aneddoto secondo cui a Venezia il sindaco del tempo vietò ai due viaggiatori di procedere nelle storiche calli insieme al loro asino.

Eppure, quel viaggio che fino a quel momento aveva il sapore della conquista, della scoperta e dell’avventura, in Afghanistan vira in tragedia: il 21 ottobre 1972 John viene ucciso da alcuni banditi che hanno teso loro un’imboscata nelle montagne dell'Indu Kush. Credevano che nel carretto trainato dall’asino ci fosse anche del denaro.

Siamo a metà di un viaggio spezzato da un evento drammatico, che non sarebbe mai dovuto accadere, che distrugge i sogni e le speranze di John e che lascia Dave solo, e ferito al petto. Ma soprattutto, provato dalla predita del fratello, che appena qualche tempo prima disse a Dave una frase che si è rivelata premonitrice: ‘Adoro questo cammino e se muoio girando a piedi per il mondo puoi dire a mamma e papà che sono morto felice’.

Dave impiega quattro mesi per riprendersi dalle ferite.

Che volesse cercare di sanare anche le ferite dell’anima, quando ha deciso di riprendere il viaggio dal punto in cui suo fratello John fu ucciso? Forse. Le motivazioni che spingono un viaggiatore a liberarsi nel mondo sono molteplici, personali, ma soprattutto, forti. E nessuno dubita che Dave avesse una motivazione ancora più radicata e tenace, dopo la morte del fratello John.

La morte di John a 25 anni è stata uno spreco, ma quanti hanno fatto in tutta la loro vita le esperienze che ha fatto lui in due anni e mezzo?

C’è anche da considerare che durante il suo pellegrinaggio, Dave chiedeva alle persone che incontrava, donazioni per l’UNICEF. Un cammino che aveva un filo conduttore dedito alla beneficenza.





E quindi, riparte, il 26 marzo 1973 ; questa volta ha scelto come compagno di cammino l’altro fratello, Peter, e proseguono diffondendo messaggi di uguaglianza e fratellanza tra tutti i popoli della Terra.

Vengono bloccati poco dopo la loro (ri)partenza, perché è negato loro l’accesso all’URSS, e così cambiano rotta, giungono in India, un Paese caotico che attraversano con fatica e difficoltà, e da qui volano verso l’Australia, salutando il loro secondo asino e recuperandone un terzo una volta atterrati.

È in questo Paese immerso nella natura e illuminato a giorno anche nelle ore notturne grazie alla luce delle stelle, lontani dalla frenesia e dai rumori, che dopo poco, Peter decide di fare ritorno a casa, concludendo la sua esperienza.

Dave invece non molla, continua il suo cammino nonostante la partenza di Peter, nonostante poco tempo dopo sia costretto a trasportare da solo le attrezzature e le provviste perché il suo mulo muore.

Il viaggio ora si fa comprensibilmente pesante, sia dal punto di vista emotivo, sia dal punto di vista fisico. Era particolarmente faticoso camminare in quelle condizioni, trascinando i suoi averi dalla portata impegnativa e scomoda. Il tutto era così arduo e disagevole che stava per abbandonare lungo la strada i bagagli. E qui, entra in gioco Jenni Samuel, un’insegnante del luogo incontrata per caso, che traina con la sua automobile il carico di Dave, mentre lui le cammina a fianco. Il destino ha condotto la strada di Dave e l’ha avvicinata a quella di Jenni. Questione di minuti, forse di istanti, e i due non si sarebbero incontrati.





Poi, per la prima volta da quando era partito, si ritrova da solo. Senza fratelli, senza amore, senza i suoi asini. Mentre i suoi passi andavano avanti, il suo cuore e la sua mente guardavano dietro di sé, verso ciò che avevano lasciato.

Dave varca tutto il continente australiano fino all’Oceano Pacifico. Alle sue coste, prende un altro aereo che lo conduce a Los Angeles, e da qui fa ritorno al luogo di partenza, Waseca, il 5 ottobre 1974, con alle spalle un percorso lungo i 4 continenti: 13 Paesi attraversati in 4 anni, 3 mesi e 16 giorni.

14.452 miglia di vita itinerante.

21 paia di scarpe consumate.


Ma Dave ha riconosciuto in Jenni la donna della sua vita. E torna in Australia.


Ho camminato per venti milioni di passi. Ho dimostrato una cosa a me stesso: se un essere umano fissa degli obiettivi, può camminare per il mondo’.

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