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Donne e sport: il primo passo verso il professionismo

Donne e sport: il primo passo verso il professionismo.

In questo articolo parleremo di differenze di genere e stereotipi legati alle donne in ambito sportivo.

Lo sport è tradizionalmente un settore dominato dagli uomini e i progressi compiuti nella parità di genere in questo campo sono stati frenati dalle concezioni sociali di femminilità e mascolinità, che spesso hanno associato lo sport a caratteristiche «maschili» quali: forza fisica, resistenza, velocità e spirito combattivo.

Negli anni alcune discriminazioni sono scomparse, ma ci sono ancora numerosi aspetti da migliorare per raggiungere la completa parità.

Uno dei principali segnali che c’è ancora molto da fare per superare le disuguaglianze di genere, ha a che fare con l’attenzione mediatica che le competizioni maschili ricevono rispetto a quelle femminili.

Gli eventi sportivi maschili ricevono molta più attenzione di quelli femminili, che sono spesso percepiti come meno interessanti e più lenti. Proprio per questo, i media, riducono al minimo la frequenza con cui gli spettatori appassionati di sport possono seguire le discipline femminili.

A riguardo vi riportiamo due percentuali che lasciano spazio a interessanti riflessioni: meno del 10% dei media sportivi copre e riporta gli sport femminili e meno del 2% dei media sportivi copre gli sport praticati da atlete di sesso femminile, ma che sono tipicamente considerati maschili (come, ad esempio, l’hockey o il football americano).

Un modello di copertura ineguale tramite la diffusione delle proprie reti, viene offerto anche dai Giochi Olimpici. Nonostante abbiano lo stesso numero di sport dedicati alle atlete donne e agli atleti uomini: la squadra di basket femminile degli Stati Uniti ha vinto la quinta medaglia d’oro consecutiva nel 2012, ma ha ricevuto meno di mezzo minuto di copertura in prima serata, mentre la squadra maschile che ha vinto la seconda medaglia d’oro consecutiva ha ricevuto circa mezz’ora di copertura temporale nella stessa fascia oraria.

Coscienti che lo sport sia da sempre un veicolo di valori e principi, siamo lieti di riportarvi un esempio qualitativo di valorizzazione della donna: un ulteriore passo verso l’onorevole strada della parità dei sessi.

Si tratta della nuova legge proposta dalla Commissione Bilancio del Senato che ha approvato un emendamento alla legge di Stabilità 2020, con il quale mira a equiparare le atlete donne ai colleghi maschi.

Anche le atlete, dunque, diventano delle professioniste!

Tale emendamento estende, infatti, le tutele previste dalla legge sulle prestazioni di lavoro sportivo e, proprio al fine di promuovere il professionismo nello sport femminile, introduce un esonero contributivo pari al 100 per cento per tre anni per le società sportive femminili che stipulano con le atlete contratti di lavoro sportivo.

Una novità che rappresenta un enorme passo avanti per tutte le atlete italiane, che fino a quel momento, erano soggette alla legge 91/1981, la quale non concedeva loro lo status di professioniste.

Prima di questa riforma tutte le atlete venivano considerate semplicemente dilettanti: nessuna tutela previdenziale, nessuna licenza di maternità, nessuna garanzia di guadagni, a prescindere dal numero di coppe, titoli o medaglie vinte. Le donne impegnate nello sport, avevano il compito, non solo di gareggiare e sudarsi le vittorie, ma di autogestirsi nella ricerca di sponsor, nella stesura di contratti e di assunzioni presso i Carabinieri o la Polizia.

Fortunatamente, sembra stia nascendo una consapevolezza diversa, mirata alle pari opportunità e al rispetto delle donne che, grazie al nuovo emendamento, prevede anche che le associazioni sportive debbano provvedere a tutelare gli atleti, indipendentemente dal sesso, da molestie, violenze di genere e condizioni di discriminazione, come previsto dalla Carta Olimpica.

Per concludere l’articolo riportiamo le parole di Luisa Rizzitelli, presidente di ASSIST, l’Associazione Nazionale Atlete: “Donne atlete si è ormai aperto un nuovo capitolo all’insegna della dignità!”

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